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#ripensaipesci: Compassion invita le aziende a riconsiderare il benessere animale nell'acquacoltura

News Section Icon Pubblicato 26/11/2018

Compassion ha lanciato la campagna #ripensaipesci, per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei pesci come esseri senzienti e sulle principali problematiche di benessere della filiera ittica, come il sovraffollamento, la diffusione rapida di malattie e parassiti e le pratiche di uccisione senza stordimento. 

Esseri senzienti

I pesci sono esseri senzienti che conducono vite complesse e sono capaci di provare dolore, stress e paura, ma anche di dimostrare un grado di intelligenza avanzata, instaurare legami sociali e manifestare emozioni positive.

Si stima che attualmente a livello globale vengano uccisi fino a 3000 miliardi di pesci all'anno destinati al consumo umano e per la produzione di farine e olio di pesce, in confronto ai 74 miliardi di animali terrestri.

I pesci meritano una buona qualità di vita durante le fasi di allevamento, così come è importante garantirne il benessere durante le pratiche di cattura e uccisione. Le aziende del settore alimentare dovrebbero quindi iniziare a considerare nelle loro politiche anche il benessere dei pesci, integrandole con standard specifici che aiutino a migliorare il benessere anche di questi animali.

Acquacoltura: gli allevamenti intensivi sommersi

I pesci prodotti intensivamente vengono allevati ad alte densità in vasche e gabbie spoglie dove malattie, contaminazione da parassiti, danni alle pinne e alle squame, malformazioni vertebrali, infezioni agli occhi e problemi cardiaci sono molto comuni.

Altrettanto diffusi sono anche i sistemi di abbattimento in cui non è previsto lo stordimento prima dell'uccisione, come l’immersione in vasche di ghiaccio e acqua, l'asfissia (soffocamento fuori dall'acqua), l'esposizione ad anidride carbonica e il dissanguamento senza stordimento. Tutte queste pratiche causano forte dolore, paura e sofferenza agli animali, e spesso possono durare anche molto a lungo; molti pesci rimangono coscienti per ore durante le fasi di cattura e trasformazione, e possono soffrire per alcuni minuti dopo avere subìto il taglio delle branchie e il conseguente dissaguamento.

Inoltre, alcune importanti specie di pesci, come il salmone e la trota, sono carnivore e vengono nutrite con farine di pesce ottenute da pesci selvatici, i cui stock, oltre a soffrire dall'assenza di stordimento prima dell'uccisione, sono in grande difficoltà a causa della sovrapesca. Un ulteriore aspetto che rende l’allevamento intensivo di pesci non sostenibile.

Sistemi di abbattimento con stordimento prima dell'uccisione

Fortunatamente, esistono sistemi di acquacoltura che prevedono lo stordimento degli animali prima dell'uccisione, e queste tecnologie sono sempre più in via di sviluppo e implementazione sulle diverse filiere.

Ad esempio, nel 2017 Compassion ha riconosciuto il Premio Innovazione nella GDO alla catena di supermercati inglese Tesco, per il loro impegno nell'introduzione di sistemi di stordimento efficace per i branzini e le orate allevati nelle loro filiere. Scopri di più qui

Esigenze dei consumatori

Sempre più consumatori sono ormai consapevoli di come vengano allevati i pesci e delle relative problematiche di sostenibilità, ed è estremamente probabile che nei prossimi tempi assisteremo a un aumento costante della richiesta di prodotti ittici che garantiscano migliori standard di allevamento e pratiche di abbattimento più umane.

In un recente sondaggio condotto in Europa dall'agenzia ComRes su un campione di 9.000 persone, il 79% degli adulti intervistati ritiene che il benessere dei pesci debba essere assicurato nella stessa misura di altre specie destinate all'alimentazione umana, e che i pesci dovrebbero essere protetti più di quanto lo siano al momento.

La maggioranza degli intervistati ha anche espresso la disponibilità a pagare un prezzo più alto per prodotti che assicurino un miglior benessere, e che vorrebbero avere più informazioni sulle confezioni dei prodotti a base di pesce.

Mangiare meno e meglio

Con l’aumento del consumo di pesce, a causa della diffusione di diete più salutari, come quella Mediterranea, che consigliano di consumare pesci oleosi, o a causa della diminuzione del consumo di carne rossa a favore di specie ittiche, stiamo assistendo a un’espansione insostenibile degli allevamenti di acquacoltura intensiva.

Da tempo Compassion consiglia ai consumatori di passare a un'alimentazione a base vegetale, in cui sia ridotto il consumo di carne e pesce e che, se consumati, provengano da sistemi che garantiscano un maggiore benessere agli animali.

Sempre più persone decidono di passare a un’alimentazione flexitariana o vegetariana, il che può rappresentare un’occasione importante per le aziende per aumentare l’offerta di prodotti a base vegetale e, parallelalmente, migliorare il benessere e la sostenibilità nella filiera ittica.

Incoraggiamo le aziende a stare al passo con le crescenti richieste da parte dei consumatori e garantire che tutte le specie ittiche allevate a scopo alimentare siano soggette a stordimento prima di essere abbattute e siano allevate in sistemi maggiormente rispettosi del loro benessere anche durante il ciclo di vita.

Compassion sta sviluppando alcune risorse per supportare le aziende nella definizione di impegni e politiche relativi alla filiera dei pesci, contatta il nostro team del Settore Alimentare per saperne di più.